Aboliamo i premi

Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati?», scriveva Roberto Saviano nella “Lettera a Gomorra” (su “Repubblica”). Saviano si rivolgeva alla sua terra che per definizione è la «terra della paura». Ma una domanda analoga la possiamo rivolgere a quella terra impaurita e gregaria che è in gran parte diventata la cultura ufficiale del nostro paese. Dovunque automatismi che lasciano pochissimo spazio. Dappertutto il merito viene sopraffatto, le intelligenze mortificate, la grandezza repressa. Clan che funzionano come mafie, elargiscono visibilità a chi si sottomette, e esclusione e criminalizzazione per chi si ostina a stare in un’altra dimensione. Grazie all’azione di questi meccanismi e di tutti quegli individui condizionati nelle loro scelte, o che sognano la media, quella cosa che viene chiamata cultura sta diventando in Italia sempre più vuota di idee e di proposte che possano essere di nutrimento agli uomini e alle donne in questa epoca feroce e disperata.

Carla Benedetti – La cultura ufficiale italiana, come Gomorra

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