Il lavoro non è una concessione

«Sul fronte occupazione giovanile, perché di fronte si tratta, la notizia più recente, nata e rilanciata sulla rete Internet, è lo sciopero della fame di Paola Caruso. Paola Caruso era, fino a pochi giorni fa, una co.co.co. al “Corriere della Sera”, un lavoro e un contratto che ha visto rinnovarsi per sette anni. La causa scatenante della protesta è stata la scelta del giornale di assumere al posto suo, o di uno degli altri lavoratori precari, una persona appena arrivata senza che, a chi come lei aspettava da tempo l’opportunità di una stablizzazione, venisse data alcuna spiegazione. Chi volesse leggere con onestà questa protesta deve riflettere su questo passaggio chiave: il punto non è nella scelta aziendale di assumere chi fosse eventualmente più bravo o adatto di lei, ma la totale assenza di regole, di spiegazioni, e quindi di prospettive. Si può accettare di non essere bravi, o di non riuscire a fare quel che si vorrebbe: le frustrazioni fanno parte della vita».


«Ma non è possibile dover sempre accettare di vedere il proprio lavoro trattato senza neanche la dignità di un esplicita critica, lasciandolo nel limbo delle concessioni. La reazione di Paola Caruso è dunque quella di chiudere la porta al suo rapporto col “Corriere”, e cominciare una protesta estrema. Naturalmente speriamo tutti che Paola Caruso si fermi prima di danneggiare la sua salute. Tuttavia questa protesta rilancia ancora, e con drammatica forza, la vera urgenza del paese. I comunicati dell’Istat sono bollettini di guerra che nessuno sembra interessato a raccogliere, persino il governatore Draghi è intervenuto recentemente sulla condizione difficile delle persone meno anziane – a quasi quarant’anni spero che nessuno offenda Paola Caruso definendola “giovane” – e la situazione di drammatica debolezza di prospettive i cui vivono i giovani.



Non sorprende affatto dunque la reazione di solidarietà istintiva che si è alzata dalla Rete per questa protesta tanto estrema quanto dalle prospettive incerte: quanto tempo ci vorrà prima che azioni concrete affrontino il problema? La protesta di Paola infatti sottolinea una volta di più quanto le tutele tradizionali siano impotenti per ormai almeno due generazioni di lavoratori, e questo comprende sia le tutele di reddito che le tutele giuridiche. E’ ovvio a chi è in buona fede che intentare una causa contro un quotidiano o uno studio professionale equivale, nella migliore delle ipotesi, a mettere una pietra tombale sulle prospettive di una carriera interessante. Allo stesso tempo, è palese che trattandosi di una condizione endemica non classificabile in una categoria del passato o in un settore economico, si tratta di un tema che solo la politica può affrontare, prima che le tensioni sociali salgano ancora».


[Marco Simoni, sul Post]

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