Mai più

Il primo ricordo che ho della politica italiana sono le monetine contro Craxi al Raphael di Roma. Avevo undici anni ed era la prima volta che associavo la parola politica a qualcosa di concreto. L’anno dopo Berlusconi vinse le elezioni. E da allora la politica italiana non è stata altro che quello. Per questo mi fanno ridere quelli che oggi dicono che non c’è molto da festeggiare, che un governo tecnico che duri sei mesi o un anno non è poi questo granché, che altre volte è successo, eccetera eccetera. Lo sappiamo che altre volte è successo, lo sappiamo che non c’è molto da stare allegri per come sono messe le cose. Non è questo il punto. Il punto è che per tutti quelli nati come me negli anni Ottanta, per tutti quelli che come me hanno conosciuto la politica prima con Tangentopoli e poi con Berlusconi, questa è la prima volta che la politica diventa una possibilità. Per questo stasera siamo così inquieti. Non siamo tra quelli che hanno voglia di tirare monetine. Siamo tra quelli che vogliono posare le armi e ricostruire. L’Italia finalmente sarà quello che noi decideremo di farne. Ora non ci sono più scuse.

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9 thoughts on “Mai più

  1. Tra tutti i commenti-editoriali-tweet et similia che ho avuto modo di leggere sul Post sull’epilogo berlusconiano questo è quello che più mi è piaciuto e trova d’accordo. Anch’io da nato negli 80 ho tra i primissimi ricordi indelebili le monetine di Tangentopoli e insieme gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino. Poi è arrivato il faccione liftato di Berlusca con la biblioteca di libri finti alle spalle ha invaso case e tv e da allora non c’è più stato altro..non abbiamo respirato altro dall’infanzia in poi, e questa ingombrante presenza ha (comprensibilmente) assorbito preoccupazioni ed energie di chi voleva bene a questa repubblica. Ma con tutto il suo strapotere il format Berlusca è infine surclassato come lo è il VHS della “discesa in campo”. Adesso che il sultano finalmente toglie il disturbo lasciandosi dietro un bel pò di macerie, ora possiamo e dobbiamo ricostruire.

  2. E poi non si rendono conto del male che quest’uomo ha fatto all’Italia. Non capiscono che i media, e la sua era ed è una figura innanzitutto mediatica, con o senza il calzino sulla videocamera, producono realtà, una realtà peggiore. Certamente una democrazia peggiore, una democrazia ferita al cuore. Quella faccia non parlerà più da premier. Certo che, come dicono quelli di Spinoza, i festeggiamenti e i caroselli sono esagerati perchè non è morto; ma non è più il nostro presidente del consiglio. Si tratta del primo passo della lunga deberlusconizzazione di questo paese malato.

  3. Vorrei tanto crederti. Ma ho visto i filmati del Corriere e ho rivisto l’Italia che getta monetine, l’Italia che sputa addosso a Mussolini, l’Italia arrogante e boriosa, la solita Italia. Spero tanto che tu abbia ragione, e non io. Ma ho paura che in qualche modo quello là fosse il pilone portante che rendeva pericolante – ma allo stesso teneva su – il tetto.

  4. ciao, anche io sono nato negli anni 80 ed oggi sono felice di risvegliarmi e non avere più B come premier. Purtroppo, però, bisogna sottolineare la sconfitta senza condizione della politica italiana. I nostri strapagati politici di professione (tutti, da destra a sinistra a chi è venuto prima) non sono riusciti in a porre un freno all’emorragia dei conti pubblici. La politica non sarà “possibilità”, come scrivi, finchè non si farà una nuova legge elettorale e non si tornerà al voto. A quel punto proprio noi trentenni, alla luce del fallimento delle generazioni precedenti, dobbiamo fare nostro il tuo “mai più”, rimboccarci le maniche e caricarci sulle spalle questa malandata vecchietta che è l’Italia. MAI PIU’!

  5. @cesare per possibilità intendo esattamente questo: la possibilità di partecipare a una nuova fase politica a partire da subito, con una nuova legge elettorale e nuove elezioni.

  6. E assumerci la responsabilità di eleggere una classe politica che non si faccia sconfiggere in questo modo. Perché ricordiamoci che Berlusconi è stato voluto da un’Italia che non ha saputo prendersi cura di sè, in nessun modo. Gli elettori non possono semplicemente scrollare le spalle. Dobbiamo assumerci la responsabilità di un clamoroso fallimento che è anche di tutti noi, e ripartire da lì. Negarlo o tirarsene fuori purtroppo non ci darà la possibilità di cambiare niente.

  7. Da nato nel ’92 io non posso nemmeno dire di aver conosciuto tangentopoli, fortuna? Non lo so. Certo è che la mia visione di politica è influenzata (nel bene e nel male) dalla pesante figura del Cavaliere. Mi sono naturali quindi due sensazioni: liberazione e paura. Non fraintendetemi, è una liberazione non da un dittatore, ma dal vecchio, qualcosa che puzzava mentre ora sembra arrivata la prima brezza primaverile dopo un lungo inverno. E la paura, è la paura di chi non conoscendo chi c’era prima dell’era di Berlusconi a paura di caderci di nuovo dentro, magari con altri personaggi, ma sempre nel ciclo infinito che ci ha portato a questa situazione. Quello che mi domando è: l’Italia è cambiata drasticamente da tangentopoli e Mister B? e soprattutto, riusciranno i futuri politici ad evocare il clima antecedente a quel periodo?

  8. @andrea l’auspicio non è certo quello di tornare al clima antecedente Tangentopoli, ma quello di costruire finalmente una classe politica moderna e consapevole di nuove responsabilità e contesti. La seconda Repubblica ha fallito proprio perché ha portato al governo i diretti discendenti di Tangentopoli.

  9. Quelli che denigrano i festeggiamenti per la caduta del governo aggrappandosi, anche un po’ compiaciuti, al fatto che la situazione rimane grave fanno parte di quel popolo che ha votato per anni Berlusconi in quanto uomo di riferimento della loro ideologia e dei loro privati interessi.

    D’altra parte è vero che se Atene piange Sparta non ride, le dimissioni del governo difficilmente porteranno ad un governo che non farà della macelleria sociale.

    La caduta del simbolo non significa che non ci sia più la base su cui è stato eretto.

    Tanto più che il governo è stato costretto a dimettersi dall’andamento dei mercati finanziari e non dalle manifestazioni popolari. Ad occhio e croce si può prevedere che non sarà la gente scesa in piazza a festeggiare che deciderà il prossimo corso degli eventi. Al contrario, il caso italiano mette in luce più che mai che il potere di eleggere i politici è passato dalla gente alla finanza, di fatto la morte della democrazia occidentale verrà ricordata con la caduta di un aspirante tiranno.

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