L’errore di Apple

Se c’è una cosa che il tanto atteso evento Apple di New York ha chiarito definitivamente è che il futuro dell’educazione non sarà nei libri di testo. La scuola non sta più da un pezzo nel modello della lezione frontale, e tutte quelle luccicanti copertine di Pearson e McGraw Hill incorniciate dall’iPad ne sono state l’ignaro e potentissimo suggello. Certo, i libri digitali peseranno meno sulle spalle degli studenti. Ma non basterà qualche contenuto multimediale in più a riportare la scuola nell’unico orizzonte in cui può tornare ad avere un senso, la rete.




Internet ha proiettato fuori dalle mura scolastiche tutte le discipline del sapere, e continuare a tentare di incorniciarle dentro metodi di apprendimento già superati non potrà portare molto lontano. Apple non ha indicato il futuro questa volta. Gli insegnanti che con la rete già lavorano lo sanno bene. Mai come oggi c’è stata una tale quantità disponibile di contenuti per imparare. E il problema di chi insegna non è avere modi più semplici per pubblicarli – quello semmai è un problema degli editori – ma avere un modo più semplice per trovarli, riconoscerne la qualità e poi condividerli. Daniel Donahoo ha spiegato questo problema su Wired con un esempio molto efficace.


Se stai cercando nuova musica, giochi, video o altre forme d’intrattenimento che sono guidate principalmente dai gusti individuali, allora il potere della folla funziona sicuramente molto bene. Funziona bene sull’iTunes Store per tutto ciò che riguarda i contenuti pop, per esempio. Non funziona per niente, però, per tutti quei contenuti che si basano su un livello di conoscenza e competenza più alto. Aree come l’educazione e la salute, che sono di estrema importanza per tutta la popolazione ma di cui pochi non tutti hanno conoscenze adeguate, richiedono qualcosa di più della folla per prendere decisioni basate sulla qualità. L’educazione non è il tipo di attività che vorresti vedere diretta da una gara di popolarità. Ma un rating system come quello dell’App Store non è altro che questo. Che cosa succede se la maggioranza delle persone non hanno sufficiente conoscenza dei problemi e delle necessità di apprendimento dei bambini tra i 6 e i 15 anni? Come possono valutare il reale valore educativo di una app se non hanno una reale competenza nel campo dell’apprendimento digitale?


Di strumenti per pubblicare contenuti siamo già pieni. Quello che manca è un modo per capire, in settori cruciali come quello dell’educazione, quali sono quelli di cui fidarsi. La content curation ha già dimostrato di funzionare molto bene nel giornalismo, dove il proliferare di contenuti di ogni tipo ha costretto i giornalisti a trasformarsi prima di tutto in designer, dj delle notizie. Ora è l’educazione il campo in cui più ce n’è bisogno. Oggi gli insegnanti devono trasformarsi da detentori di un corpus di nozioni stabilite e rigidamente divise in discipline in esploratori, aggregatori, co-produttori di conoscenza. Devono spezzare il nesso rigido e deterministico tra l’informazione erogata (il testo, la lezione) e l’informazione richiesta (il compito, l’interrogazione), come dice Marco Rossi Doria. Devono diventare dj.

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25 thoughts on “L’errore di Apple

  1. Vero, è una rivoluzione da far tremare le vene e’ polsi.
    Ma si daranno agli insegnanti tempo-lavoro, ossia pagato, e strumenti, ossia formatori e software, per apprendere e condividere tutto questo?
    O almeno, più banalmente, si daranno più soldi in busta paga a quegli insegnanti che già usano la rete e che saranno disposti a usarla sempre più e meglio, anche facendosi o cercandosi la formazione?
    O invece, come al solito, chi vuole innovare si sbatte per la gloria e chi no no, tanto lo stipendio va solo per anzianità?

  2. Apprezzo il punto di vista, vorrei evitare di cercare il “male” per forza anche dove non c’è.
    Mi spiego, per la gestione dei contenuti educativi Apple ha creato Itunes U che altro non è che un Itunes studiato ad hoc per l’argomento formazione.
    Io voglio vedere il passo avanti nella fruizione e nella universalità, non spetta certo ad Apple rinnovare il sistema educativo.
    Ora quel che succede è che abbiamo un nuovo player FORTE che spinge il mercato verso la conversione del supporto cartaceo in supporto multimediale con tutti i vantaggi connessi. Io ne sono felice.
    Christian

  3. Quoto tutto. Se affiancassimo questa considerazione ad un aumento di partecipazione della Famiglia nella Scuola e ad un aumento di autostima degli insegnanti, finalmente avremmo una scuola pubblica veramente competitiva e senza complessi di inferiorità verso gli istituti privati.

  4. Ottimo post, il vero compito dell’insegnante non è insegnare statici argomenti, ma stimolare i ragazzi. Incitarli al pensiero critico, a fidarsi del grande potere della curiosità. I grandi maestri/insegnanti/prof hanno fatto e faranno sempre così.

  5. Trovo giusto quello che hai scritto ma mi pare peró anche molto pessimistico. Apple ha indicato comunque un modo piú coinvolgente di apprendere dai libri. È solo il primo passo verso la nuova era digitale scolastica che andrà sapientemente mixata con altri concetti, strumenti, attività e metodi di insegnamento. Spero che l’Italia si dia una mossa e soprattutto le istituzioni. Ciao!

  6. Gran bel post, però penso che molti piccoli sperimentatori stiano già preparando la scuola di domani, e Apple sará un grimaldello(!) per aprire un sistema chiuso come il nostro

  7. Questo post traccia un orizzonte spaventoso. Io non voglio notizie “progettate” da appositi dj, voglio il racconto delle cose come stanno, con meno apporti possibili di chi me le racconta. Non voglio insegnanti dj, voglio insegnanti che amino profondamente il corpus di nozioni che devono trasmettere agli studenti. E vorrei che gli studenti stessero sui libri, o davanti ai monitor, se gli occhi ce la fanno, che riportano pagine e pagine scritte contenenti argomenti strutturati in modo lineare e sequenziale e non parcellizzato, esploso.
    Ma non è ancora evidente che gli studenti, a causa dell’eccesso di informazioni e della perdita di tempo in rete e sui videogames sono sempre più ignoranti? Tutti gli indicatori lo dicono e gli idolatri delle tecnologie continuano a parlarci di aria fritta. All’autrice consiglio la lettura di un libretto prezioso per capire qualcosa della scuola italiana (può essere prezioso anche se l’autrice non sta in italia): Togliamo il disturbo, di Paola Mastrocola. Legga e rifletta.

  8. intanto si potrebbe imparare ad utilizzare sistemi open source, così da spingere gli insegnanti e nel contempo i ragazzi a essere consapevoli di quello che si utilizza e non prendere semplicemente in mano un prodotto apple per poi scaricare un’app dopo l’altra. Si tratta di una logica di miglioramento delle spesa pubblica di condivisione e collaborazione nel sapere e nella conoscenza. Proprio ieri su Repubblica c’era un interessante contributo di Howard Gardner http://rstampa.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=19R5WJ&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

  9. Trovo il post assolutamente pertinente e ottimo il rimando di Bertram Niessen. Per dare un piccolo contributo vi suggerisco anche le tesi di Lev Manovich a proposito della “logica selettiva” e della figura del dj contenute nel suo testo “Il linguaggio dei nuovi media”

  10. Ha rainoge Silvia, niente panico, di’ quello che vuoi/puoi e poi mandiamoli tutti a quel paese…Che dopo la presentazione sara’ solo ora di rilassarsi.Parliamo di cose importanti, allora sabato dove andiamo?

  11. la destrutturazione e l’anarchia della rete che molti chiamano ‘nuvola’ può annebbiare il cervello dei più piccoli e illudere i grandi di aver trovato la libertà del sapere. l’incontro tra domanda e offerta di sapere sulla rete così come descritto nell’articolo c’entra relativamente con l’educazione (che non può esser misurata come merce economica, a differenza del sapere che in parte consente tale qualificazione). per cui, a parte la maggior fruibilità del sapere spicciolo vi sono anche similari possibilità di maggior condivisione del sapere più profondo ma educare spero non sia e non diventi mai il compito primario di una scuola per cui ridurrei sia le preoccupazioni che le celebrazioni rispetto a tale aspetto della rete. la progettazione del sapere è possibile, dell’educazione è molto meno praticabile, per fortuna, per cui dormirò tranquillo. saluti a tutti

  12. brava Elena , scrivi sempre semplice e diretto. Concordo in tutta la linea di pensiero, troppe notizie e contenuti , c’è bisogno di ordine e classificazione per poter lavorare bene con la rete anche in campo scolastico..
    Carlo siamo nel 2012, quello che vuoi te non è quello che vuole il mondo si vede..perchè le notizie sn già così, è un dato di fatto o adeguarsi o morire.

    Wikipedia non è ancora una fonte del tutto attendibile purtroppo…

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