Connecting the dots

Sono arrivata a Berkeley per la prima volta nell’agosto del 2005. Avevo vinto una borsa di studio e non mi sembrava vero. Tutte le mattine attraversavo il campus per andere a lezione alla Graduate School of Journalism, coi cespugli di lavanda e rosmarino tutto intorno. Avevo vissuto da cinque anni in una città, Bologna, ma venivo pur sempre dalla campagna e di tutte le cose nuove che c’erano i fiori, gli alberi, le piante furono la cosa che in assoluto mi colpì di più. C’erano le corbezzole mature, per dire, a fine agosto. E mi sembrò una metafora perfetta di quel giocare in anticipo sui tempi che da poche altre parti si sente come in California.

Sono tornata a Berkeley per la prima volta dopo sei anni due settimane fa, e solo ora riesco a scriverne. Ho ritrovato la lavanda e il rosmarino, i corbezzoli e i cedri del Libano, i peschi e le camelie, i tulipani e gli alberi di limoni. Ho ritrovato Rita, che mi ospita nella sua casa che è uguale a quella di UP. E ho trovato Ottavia, che mi ospita in una delle più belle case di San Francisco che abbia mai visto. È tutto esattamente come me lo ricordavo, tanto mi era rimasto appiccicato in questi anni. Solo che ora tutte le mattina invece di andare alla scuola di giornalismo vado a One Market, dove sto cercando di lanciare la mia startup. Ho vinto Mind the Bridge, un concorso che porta le migliori startup italiane nella Silicon Valley, e Timbuktu è sull’App Store da una settimana. Giovedì la presento all’Innovation Day davanti a una platea di investitori, e vediamo che succede. Solo che invece di presentarla a Stanford, dove lo fanno di solito, la presenterò a Berkeley, nell’edificio davanti alla Scuola di Giornalismo, perché quest’anno la fanno lì.


Non sono una che ama molto parlare di sé, ma a volte ci sono cerchi che si chiudono così perfettamente che non puoi fare a meno di raccontarli.

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9 thoughts on “Connecting the dots

  1. Bravissima Elena.
    Ti faccio il mio migliore in bocca al lupo.
    Non so se quando ci siamo incontrati in quel famoso viaggio per Napoli stessi già lavorando al progetto. Immagino però che ci stavi già pensando.
    Beh, onorato di averti incrociato.
    Facci sapere come va.
    Un caro saluto

  2. Che dire? Il cerchio non è ancora chiuso,ma credo proprio che stia per chiudersi.Auguro al mondo di arricchirsi quanto più è possibile della vostra intelligenza e sensibilità. A voi auguro il giusto riconoscimento per tutto l’amore e la fatica che mettete nel vostro progetto.

  3. Uno sconosciuto giovane siciliano che vede attorno a se solo terra bruciata e che non ha abbastanza coraggio per tentare la strada “dell’estero” passa qui dal tuo blog e si emoziona, immedesimandosi. Un sincero augurio. Forza!

  4. “Lui lo conosci? Charles Muntz, esploratore. Quando sarò grande andrò anch’io dove sta andando lui: in Sud America! È sempre America, però… a sud! E vuoi sapere dove vivrò? Alle Cascate Paradiso, una terra perduta nel tempo. L’ho strappata via da un libro della biblioteca. Porterò lì il mio club e lo parcheggerò proprio davanti alle cascate. Chissà che cosa ci troverò? E quando ci sarò arrivata… beh, ho lasciato queste pagine per le avventure che vivrò laggiù.”

    Stai riempiendo quelle pagine di bellissime conquiste e leggerti è molto emozionante.
    Mentre cerco – con impegno ma anche tanta fatica – di dare contorni concreti ai miei sogni, esperienze come la tua sono d’esempio e stimolo. Grazie.
    Faccio il tifo per te, coraggiosa esploratrice!
    Carlotta

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